Mostre a Milano


Milano offre il più ampio programma di mostre e appuntamenti culturali della penisola. In questa pagina puoi trovare una selezione sempre aggiornata delle migliori mostre di Milano che Milanoguida ha scelto per te, tra le quali spiccano quelle organizzate da Palazzo Reale. Trovi informazioni pratiche, una breve descrizione della mostra e le visite guidate disponibili, sempre condotte da storici dell'arte per garantirti la massima qualità nella scoperta delle mostre e dei grandi tesori del panorama culturale di Milano.

 

Per ulteriori informazioni puoi scriverci all'indirizzo info@milanoguida.com - 02 3598 1535

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Mostre in corso a Milano


 

Dove: Milano, Museo di Scienza e Tecnologia

 

Quando: dal 19 luglio 2018 al 13 ottobre 2019

 

Orari Mostra: lunedì: chiuso; martedì-venerdì: 10-18; sabato-domenica: 10-19

MOSTRA "LEONARDO DA VINCI PARADE" A MILANO

 

Ad apertura del programma "Milano e Leonardo" con cui la città celebrerà a partire da maggio 2019 il quinto centenario della morte di Leonardo, Il Museo della Scienza e della Tecnologia "Leonardo da Vinci" a Milano organizza la mostra "Leonardo da Vinci Parade", un affascinante percorso tra arte e scienza che espone in una spettacolare parata le collezioni storiche del museo: i modelli leonardeschi realizzati negli anni Cinquanta sulla base dei disegni originali di Leonardo e un gruppo di affreschi di maestri lombardi del Cinquecento concessi in deposito dalla Pinacoteca di Brera nel 1952.

 

Allestita da un prestigioso comitato di studiosi grazie all’interpretazione dei manoscritti vinciani, la raccolta dei modelli leonardeschi è una collezione unica al mondo, dal grande valore divulgativo per la sua capacità di  documentare l'ampiezza della ricerca tecnico-scientifica di Leonardo, nonché dall'elevato valore artistico e museologico dovuto alla precisione e alla perizia con cui i modelli vennero realizzati. Modelli di architetture, studi di ingegneria militare e di idraulica, macchine da lavoro o dedicate al tema del volo vengono esposti, molti dei quali in anteprima, a rivelare la convivenza, nella sperimentazione di Leonardo, tra ricerca di soluzioni pratiche e tensione verso modelli ideali, in un costante dialogo tra pensiero scientifico e umanistico.

 

La ricerca artistica di Leonardo è invece documentata dall'eredità da lui lasciata sulla cultura figurativa lombarda del primo Cinquecento. Affreschi provenienti da edifici oggi scomparsi come la chiesa di Santa Maria di Brera o di Santa Marta o da complessi tuttora esistenti come il monastero di Santa Maria Incoronata illustrano come i pittori attivi a Milano, su tutti Bernardino Luini, riuscirono a mettere a frutto la lezione di Leonardo nelle campagne decorative dei più importanti complessi monastici e conventuali del territorio.

 

Organizzata in collaborazione con la Pinacoteca di Brera, la mostra "Leonardo da Vinci Parade" al Museo di Scienza e tecnologia di Milano offre un'ampia panoramica dello stato dell'arte e della scienza della Milano rinascimentale: da un lato gli spettacolari modelli leonardeschi testimoniano il carattere di avanguardia delle ricerche del genio toscano, dall'altro i preziosi affreschi provenienti dai più importanti edifici religiosi di Milano rivelano quanto la sua eredità artistica abbia alimentato una delle stagioni pittoriche più alte dell'arte lombarda.

 

  

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Dove: Milano, Mudec

 

Quando: dal 1° maggio all'8 settembre 2019

 

Orari Mostra:

Lunedì: 14.30–19.30; Martedì, mercoledì, venerdì e domenica: 9.30-19.30; Giovedì e sabato: 9.30-22.30

MOSTRA DI LICHTENSTEIN A MILANO

 

La mostra di Roy Lichtenstein al Mudec di Milano porta all'attenzione del pubblico uno dei più importarti esponenti della Pop Art americana accanto a Andy Warhol, diventato celebre per il suo caratteristico e inconfondibile stile ispirato al retino tipografico.

 

Nato a New York nel 1923, Lichtenstein intraprende una lunga e approfondita formazione artistica che lo porta ad esordire in ambito espositivo all'inizio degli anni Cinquanta con opere ispirate alle avanguardie storiche del Cubismo e dell'Espressionismo. Avvicinatosi poco dopo all'espressionismo astratto di Pollock, a partire dagli anni Sessanta Lichenstein darà vita alla sua produzione più nota, che vede protagonisti le immagini tratte dal mondo dei fumetti e della pubblicità.

 

L'ingrandimento delle figure estrapolate dalla carta stampata, ottenuto attraverso la meticolosa riproduzione a mano e a olio dei punti del retino tipografico, si pone l'obiettivo di elevare ad "arte alta" la cultura visiva bassa e al contempo di favorire una mediazione tra gli strumenti di comunicazione contemporanea e lo spettatore.

 

Accanto alle più note opere derivate dai fumetti, Lichtenstein dà avvio ad alcune serie che attingono da un lato la storia dell’arte, dall’altro al tema dell’astrazione pittorica. Nel primo caso Lichenstein, forte dei suoi studi artistici, rielabora secondo il suo inconfondibile stile le opere dei più importanti esponenti delle avanguardie storiche, da Picasso a Matisse fino ai pittori del Surrealismo. Nel secondo caso, l'artista prende spunto da motivi naturali, come nei Paesaggi, o da un tema tradizionale dell'arte classica, come nei Fregi, per giungere all'astrazione pura o decorativa, rivelando così la pluralità di stimoli e la varietà di esiti della sua ricerca artistica.

 

Grazie ad importanti prestiti di collezioni museali private americane e europee, attraverso settanta Editions - multipli, la mostra di Roy Lichtenstein al Mudec di Milano, ripercorre l'intensa carriera dell'artista americano dai soggetti Pop degli anni Sessanta fino agli anni Novanta, sottolineandone i riferimenti alla grafica orientale dei grandi maestri della tradizione cinese e giapponese, che già a fine Ottocento aveva esercitato forte suggestione sui pittori europei, da Manet agli Impressionisti, da Van Gogh a Gauguin, come ben documenterà la mostra Sogni d'Oriente in programma al Mudec di Milano da ottobre 2019. 

 

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Dove: Milano, Castello Sforzesco

 

Quando: dal 16 maggio al 12 gennaio 2020

 

Orari Mostra: lunedì: chiuso; martedì-domenica: 9.00-17.30

MOSTRA "LEONARDO E LA SALA DELLE ASSE" A MILANO

 

Nell’ambito di "Milano e Leonardo", programma di iniziative volto a celebrare il quinto centenario della morte di Leonardo da Vinci (1519-2019) viene straordinariamente riaperta al pubblico la Sala delle Asse del Castello Sforzesco, la cui decorazione, con i suoi intrecci di rami, fronde, frutti e radici, rappresenta uno dei vertici della produzione pittorica del maestro toscano, assieme all'altro capolavoro da lui realizzato durante il primo soggiorno milanese, il Cenacolo nel refettorio di Santa Maria delle Grazie.

 

Grazie alla momentanea sospensione dei lavori di restauro dell'ambiente e della decorazione avviati nel 2006, la Sala delle Asse diventa il fulcro della mostra "Leonardo e la sala delle Asse tra Natura, Arte e Scienza" che prosegue nei vari spazi espositivi del Museo di Arte Antica del Castello Sforzesco. Nella Sala dei Ducali e nella Cappella Ducale una prestigiosa selezione di disegni originali di Leonardo è messa a confronto dal punto di vista tematico e stilistico con opere di altri artisti del Rinascimento, a ribadire la centralità dello studio della natura nella cultura figurativi di quegli anni, ben testimoniata dalla produzione di Albrecht Dürer.

 

Nella Sala delle Armi e nella Sala delle Colombine un suggestivo percorso multimediale restituisce al pubblico una mappatura dei luoghi di Leonardo a Milano e nel territorio, con un occhio di riguardo da un lato ai problemi architettonici, urbanistici, idraulici su cui concentrò i suoi studi elaborati nei fogli del Codice Atlantico, oggi a rotazione esposti alla Pinacoteca Ambrosiana, dall'altro ai monumenti in cui lasciò traccia del suo talento pittorico, da Santa Maria delle Grazie alla non più esistente chiesa di San Francesco Grande.

 

Ulteriori strumenti multimediali disposti nella Sala delle Asse permetteranno inoltre di apprezzare il progetto grafico e pittorico leonardesco, rivelando l'eccezionalità di quella decorazione che, realizzata attorno al 1498 per Lodovico il Moro, venne malauguratamente scialbata sotto la dominazione straniera fino alla riscoperta nel 1893 da parte da Luca Beltrami.

 

Arricchita da preziosi e suggestivi strumenti multimediali e da disegni originali di Leonardo, raramente visibili al pubblico, la mostra "Leonardo e la sala delle Asse tra Natura, Arte e Scienza" costituisce un'occasione unica per poter tornare ad ammirare uno dei più alti esiti della pittura di Leonardo, in grado di combinare al meglio, al pari del Cenacolo, il suo sperimentalismo tecnico e le sue ricerche nell'ambito della botanica, dell'ottica e della geologia. 

 

  

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Dove: Milano, Gallerie d'Italia

 

Quando: dal 31 maggio all’8 settembre 2019

 

Orari Mostra: Lunedì: chiuso; martedì-domenica: 9.30-19.30; 

Giovedì: 9.30-22.30

MOSTRA "DALL'ARGILLA ALL'ALGORITMO" A MILANO

 

La mostra "Dall’argilla all’algoritmo" alle Gallerie d'Italia di Piazza della Scala a Milano propone un'interessante riflessione sul rapporto che fin dall'antichità l'uomo ha intrattenuto con la tecnologia e sull'importanza che la tecnologia ha svolto nei secoli non solo nella vita quotidiana, con conseguenti ricadute sugli aspetti sociali, culturali ed economici dell'esistenza, ma anche e soprattutto nella produzione artistica.

 

Dalle tecniche di modellazione e cottura dei vasi, attraverso la fabbricazione e il trattamento dei pigmenti e dei loro leganti, fino ad arrivare all'applicazione delle moderne tecniche digitali, l'arte si è sempre avvalsa di competenze tecniche che sono servite agli artisti per esprimere concretamente le proprie emozioni, i propri pensieri, in una parola la propria visione del mondo.

 

Sulla base del presupposto della inscindibilità tra saperi tecnici e soggettività umana nel fare artistico, la mostra affianca a una selezione delle opere delle collezioni Intesa Sanpaolo alcuni prestigiosi prestiti del Museo d’Arte Contemporanea del Castello di Rivoli. Manufatti artistici di diversa tipologia e di epoche molto distanti tra loro sono oggetto di sorprendenti accostamenti volti a testimoniare come nei secoli l'uomo abbia cercato di raccontare la realtà attraverso gli strumenti della propria contemporaneità, spesso incentivando in prima persona lo sviluppo tecnologico.

 

Con opere che spaziano da vasi attici del V-IV secolo a.C. a dipinti di arte moderna e contemporanea di artisti quali Tintoretto, Luca Giordano, Umberto Boccioni, Giacomo Balla e Giorgio de Chirico, dai Concetti spaziali di Lucio Fontana agli interventi di l’arte povera di Mario Merz fino alla video-arte attuale, la mostra "Dall'argilla all'algoritmo" alle Gallerie d'Italia di Milano offre una densa enciclopedia dell'arte di tutti i tempi facendoci riflettere sul significato stesso della ricerca e della produzione artistica.

 

  

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Dove: Milano, Palazzo Reale

 

Quando: 19 giugno 2019 - 6 ottobre 2019

 

Orari Mostra: Lunedì: 14.30–19.30; Martedì, mercoledì, venerdì e domenica: 9.30-19.30; Giovedì e sabato: 9.30-22.30

MOSTRA "I PRERAFFAELLITI. AMORE E DESIDERIO" A MILANO 

 

Allestita in collaborazione con la prestigiosa istituzione museale della Tate Britain di Londra, la mostra "I Preraffaelliti. Amore e Desiderio" presso Palazzo Reale a Milano illustra una delle più importanti esperienze artistiche della pittura europea della seconda metà dell'Ottocento. Nata nell'Inghilterra di età vittoriana, la confraternita dei Preraffaellisti deve il proprio nome alla volontà dei suoi esponenti di ispirarsi all'autenticità dell'arte precedente l'affermazione di Raffaello, resosi a loro giudizio colpevole di aver condotto l'arte sulla strada dell'idealizzazione e del conseguente accademismo.

 

Alla ricerca di un senso di autenticità e di adesione alla natura, i Preraffaelliti coltivarono un culto nostalgico verso il passato che li portò a prediligere episodi tratti dalla storia medievale, dal testo biblico e dalla letteratura, con un particolare interesse verso l'opera di Wiiliam Shakespeare, testimoniato in mostra dall'eccezionale prestito dell'Ofelia (1851-1852) di John Everett Millais. Il tema della fuga in un passato immaginario, espediente per criticare la volgarizzazione e la corruzione del gusto della moderna età capitalista, si concretizza in scene dai dettagli curatissimi, per lo più popolate da figure femminili raffinati ed eleganti contraltare dell'altrettanto sensuale ma più controverso e misterioso ideale femminile di Gustav Klimt.

 

Destinata a influenzare l'intero contesto europeo del Simbolismo, l'esperienza dei Prearaffaelliti avrà un forte impatto sull'arte italiana, grazie alla presenta dei pittori del gruppo alle esposizioni della Biennale di Venezia, a partire dalla prima edizione del 1895. In particolare l'immaginario e lo stile dei Preraffaelliti determinerà una svolta in chiave simbolista della ricerca di Giovanni Segantini, come visibile nell'Angelo della vita della Galleria d'Arte Moderna di Milano e nella produzione di Giuseppe Pellizza da Volpedo, che si ispirerà alle eleganti forme preraffaellite per la redazione di Fiumana della Pinacoteca di Brera

 

Occasione eccezionale per poter ammirare alcuni capolavori della Tate Britain di Londra, la mostra "I Preraffaelliti e l'Italia" a Palazzo Reale a Milano illustra un movimento fondamentale dell'arte europea dell'Ottocento, che attraverso il recupero di tematiche care al Romanticismo, mise in evidenzia criticità e contraddizioni del pensiero positivista e della società capitalista. L'esposizione rappresenta anche un'imperdibile momento di analisi del panorama artistico italiano, significativamente influenzato, soprattutto nei protagonisti del Divisionismo, dalla sognante e raffinata pittura britannica.

 

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Prossime mostre a Milano 2019 - 2020


 

Dove: Milano, Palazzo Reale

 

Quando: 25 settembre 2019 - 19 gennaio 2020

 

Orari Mostra: Lunedì 14.30 - 19.30; Martedì, mercoledì, venerdì e domenica: 9.30 - 19.30; Giovedì e sabato: 9.30 - 22.30

MOSTRA DI DE CHIRICO A MILANO

 

La mostra di De Chirico a Palazzo Reale a Milano ripercorre le tappe salienti della produzione del pittore in un percorso che procede per stanze tematiche, dai primi segni dell’alfabeto metafisico alla cosiddetta Neometafisica: il visitatore incontra l’opera di De Chirico scoprendo in successione il mistero e la ricchezza di riferimenti della sua produzione.

 

De Chirico maturò uno stile complesso e originale che giunse al successo negli anni Dieci del Novecento, tra il 1912 e il 1913 comparvero nelle sue opere i primi manichini che divennero il tratto distintivo della sua produzione e che oggi sono vere e proprie icone della pittura del XX secolo

 

Dopo la Prima guerra mondiale, alla quale partecipò in veste di volontario, l’attività di De Chirico si rinnovò spaziando tra numerosi soggetti pittorici e dedicandosi alla scultura di terracotta. 

La mostra intende proporre al grande pubblico le opere più significative realizzate da questo grande artista che coprono l’arco temporale che va dal primo soggiorno a Parigi (1912) e dall’incontro con le avanguardie (Picasso, Apollinaire) fino al viaggio a New York del 1938 e alla Biennale del 1940.

 

  

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Dove: Milano, Mudec

 

Quando: dal 1 ottobre 2019 al 2 febbraio 2020

 

Orari Mostra:

Lunedì: 14.30–19.30; Martedì, mercoledì, venerdì e domenica: 9.30-19.30; Giovedì e sabato: 9.30-22.30

MOSTRA "IMPRESSIONI D'ORIENTE" A MILANO

 

La mostra "Impressioni d'Oriente. Monet, Van Gogh, Gauguin, gli Italiani e il Giappone" al Mudec di Milano analizza l'influenza che la cultura figurativa giapponese esercitò sugli artisti europei a partire dalla seconda metà dell'Ottocento, quando il Giappone pose fine al suo isolazionismo attraverso una serie di trattati che videro protagonisti dapprima gli Stati Uniti e a seguire Gran Bretagna, Russia e Francia. I nuovi accordi commerciali consentirono l'arrivo in Europa dei più disparati manufatti giapponesi, quali abiti, porcellane, ventagli e stampe, che grazie alle occasioni delle Esposizioni Universali destarono in immediato interesse presso artisti e collezionisti.

 

Tra i primi a subire quell'attrazione verso l'arte giapponese che nel 1873 il pittore Philippe Burty avrebbe definito Japonisme (Giapponismo) ci furono i principali esponenti della pittura francese di quegli anni, da Manet agli impressionisti Monet e Degas, dagli italiani De Nittis e Boldini ai postimpressionisti Toulouse-LautrecGauguin e Van Gogh.

 

Se in primo momento il Giapponismo prese le forme di un gusto per la citazione, in dipinti di interni che mostrano le opere orientali allora collezionate, progressivamente introdusse nell'arte europea principi cardine dell'arte orientale quale la campitura piatta dei colori, la ricercata asimmetria delle composizioni, la tendenza alla bidimensionalità, la fluttuazione delle figure nello spazio. Tali elementi, riscontrabili nelle splendide stampe giapponesi, in particolare nelle opere di Hokusai, Hiroshige e Utamaro, allontaneranno l'arte europea dalla tradizionale visione impostata sul principio della prospettiva rinascimentale in favore di un forte decorativismo che raggiungerà i suoi vertici nelle opere di arte applicata dell'Art Nouveau e nelle sinuose forme degli esponenti del Simbolismo, da Klimt a Segantini

 

In un percorso interdisciplinare che unisce studi di storia dell'arte, di storia della culura giapponese e storia del gusto, la mostra "Impressioni d'Oriente. Monet, Van Gogh, Gauguin, gli Italiani e il Giappone" al Mudec di Milano pone a confronto dipinti impressionisti e capolavori Ukiyo-e documentando una delle più fasi della pittura francese e uno dei più interessanti fenomeni di sincretismo culturale sviluppatosi in Europa.

 

 

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Dove: Milano, Museo del Novecento

 

Quando: 4 ottobre 2019 - 1 marzo 2020

 

Orari Mostra: Lunedì: 14.30 -19.30; Martedì, mercoledì, venerdì e domenica: 9.30-19.30; Giovedì e sabato: 9.30-22.30

MOSTRA DI DE PISIS A MILANO

 

Luigi Filippo Tibertelli nasce a Ferrara nel 1896, talento creativo e versatile, dimostra fin dalla fanciullezza un intelletto fuori dal comune e inclinazioni letterarie. Non frequenta scuole pubbliche o collegi, ma i suoi studi sono affidati ad alcuni precettori che ne curano l'educazione tra le mura domestiche. Così comincia, attorno al 1904, a disegnare sotto la guida del maestro Odoardo Domenichini.

 

Si iscrive quindi alla Facoltà di Lettere all'Università di Bologna e, fin dai primi scritti, insieme alla sorella maggiore Ernesta (anche lei brillante intellettuale) recupera, dall'avo Filippo Tibertelli de Pisis, la parte decaduta del cognome firmandosi "Filippo de Pisis".

 

Il suo lavoro è molto originale e non si può inserire all’interno di una corrente artistica precisa, De Pisis ha tratto ispirazione da più avanguardie, come il Cubismo e il Dadaismo, facendole proprie, per poi abbandonarle e diventare l’outsider che ancora oggi la critica gli riconosce di essere. Distante da stilemi e regole rigide, il suo segno sulla tela diventa unico, stenografico, a “zampa di mosca”, riconoscibile e inimitabile.

 

La mostra monografica dedicata al maestro al Museo del Novecento in collaborazione con l’Associazione per Filippo De Pisis, oltre a delineare le diverse fasi pittoriche dell’artista, descrive il percorso culturale e approfondisce le vicissitudini della vita di un uomo passionale, che amava la musica e la poesia, devoto agli amici, franco e diretto, ben distante dall’idea di semplice pittore decorativo come, a una prima lettura, può sembrare.

 

  

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Dove: Milano, Palazzo Reale

 

Quando: 16 ottobre 2019 - 9 febbraio 2020

 

Orari Mostra: Lunedì: 14.30–19.30; Martedì, mercoledì, venerdì e domenica: 9.30-19.30; Giovedì e sabato: 9.30-22.30

MOSTRA "LA COLLEZIONE THANNHAUSER DEL GUGGENHEIM MUSEUM" A MILANO 

 

Dopo l'esposizione "Impressionisti e Avanguardie. Capolavori dal Philadelphia Museum of Art" Milano torna a presentare al grande pubblico una delle più prestigiose raccolte americane di arte moderna europea con la mostra "La collezione Thannhauser del Guggenheim Museum" a Palazzo Reale.

 

Figlio del mercante d'arte Heinrich Thannauser, fondatore nel 1909 della prima galleria di famiglia, la Moderne Galerie di Monaco, Justin K. Thannhauser (1892–1976) affiancò il padre fin da giovane, contribuendo ad allestire una ricca e articolata programmazione di mostre che comprendeva impressionisti e postimpressionisti, futuristi italiani e artisti tedeschi contemporanei. Attenta ai protagonisti delle avanguardie, la Moderne Galerie promosse in particolare l'opera di Vasily Kandinsky, che tenne la prima esposizione del gruppo Il Cavaliere Azzurro proprio alla galleria Thannauser di Monaco, e Pablo Picasso, con cui Justin Thannhauser  instaurò un rapporto di amicizia durato per tutta la vita.

 

Aperta una seconda galleria a Lucerna e una terza a Berlino, Justin K. Thannhauser si strafserì dapprima a Parigi e in seguito a New York. Qui, nel 1963 decise di donare al Guggenheim Museum una ricca selezione della propria collezione d'arte che si sarebbe ulteriormente arricchita con le successive donazioni (nel 1984 e 1991) di Hilde Thannhauser, la vedova di Justin.

 

Dopo aver fatto tappa al Guggenheim di Bilbao, la mostra "La collezione Thannhauser del Guggenheim di New York" giunge per la prima volta in Italia, a Palazzo Reale a Milano. Dipinti, sculture e opere grafiche di artisti impressionisti, postimpressionisti ed esponenti delle avanguardie storiche, tra cui  Edgar Degas, Édouard Manet, Claude Monet, Paul Cézanne, Pablo Picasso e Vincent van Gogh, documentano l'acuta sensibilità e la lungimiranza di Justin Thannhauser proponendo al visitatore un esaltante percorso nell'arte europea tra Otto e Novecento.

  

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Dove: Milano, Gallerie d'Italia

 

Quando: da ottobre 2019 a marzo 2020

 

Orari Mostra: Lunedì: chiuso; martedì-domenica: 9.30-19.30; 

Giovedì: 9.30-22.30

MOSTRA "CANOVA E THORVALDSEN" A MILANO

 

La mostra "Canova e Thorvaldsen" alle Gallerie d'Italia di Piazza della Scala a Milano mette a confronto i due più importanti interpreti della scultura neoclassica evidenziandone tratti in comune e differenze. 

 

Giunto a Roma ventiduenne nel 1779 per completare la sua formazione artistica avviata a Venezia, Antonio Canova ebbe possibilità di studiare la statuaria antica e di frequentare la scuola di nudo dell'Accademia di Francia e dei Musei Capitoli. Nell'ambiente romano Canova approfondì le teorie del Neoclassicismo formulate dal tedesco Winckelmann, impostando la sua produzione scultorea verso il raggiungimento del bello ideale.

 

Autore di opere incentrate sul tema dell'azione e della lotta, come il gruppo di Ercole e Lica della Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma, Canova dovrà la sua fama soprattutto nelle opere di soggetto mitologico ispirate al principio della grazia, da intendersi come la capacità di tradurre nel marmo leggerezza e sensualità depurandole dai tratti più estremi della Natura. Gli esiti più alti della ricerca canoviana della grazia si ritrovano nelle numerose versioni di Amore e Psiche, nella figura di Ebe - di cui il gesso originale si conserva nella collezione dell'Ottocento della Gam di Miano - e nel celebre gruppo delle Tre Grazie.

 

Di tredici anni più giovane del maestro di Possagno, il danese Bertel Thorvaldsen giunge a Roma nel 1797. Da subito si distinse per opere ispirate alla statuaria antica come il Giasone, riferito al canone di Policleto delle proporzioni umane. Ammirato da intellettuali e collezionisti al pari di Canova, Thorvaldsen  si differenziò dallo scultore veneto per uno stile più rigoroso, di grande purezza formale, privo della dolce sensualità addomestica del suo collega italiano.

 

Con importati prestiti provenienti dal Museo Ermitage di San Pietroburgo, la mostra "Canova e Thorvaldsen" alle Gallerie d'Italia di Milano offre un'occasione imperdibile per vedere a confronto alcune delle più importanti opere dei due grandi maestri del Neoclassicismo e di sottolineare il loro lascito nei confronti delle generazioni successive di scultori. La loro arte, in particolare quella di Canova, lascerà traccia nelle tendenze del Purismo e del Romanticismo, dove echi delle opere di Canova si ritroveranno persino nella pittura di Francesco Hayez.

 

  

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Dove: Milano, Galleria d'Arte Moderna

 

Quando: ottobre 2019 - febbraio 2020

 

Orari Mostra: Lunedì: chiuso; martedì-domenica: 9.00-17.30

MOSTRA "CANOVA. TESTE IDEALI" A MILANO

 

La mostra "Canova. Teste ideali" alla Galleria d'Arte Moderna di Milano propone un interessante approfondimento su un aspetto particolare della produzione del maestro di Possagno coincidente con gli ultimi anni della sua illustre carriera di scultore. 

 

Rimasto presto orfano del padre scalpellino, Antonio Canova crebbe e si formò con il nonno paterno Pasino, a sua volta scultore. Compiuto il proprio apprendistato a Venezia, nel 1779 si trasferì a Roma, dove poté visitare le più prestigiose collezioni di arte antica ed entrare in contatto con gli artisti che stavano dando allora vita all'arte neoclassica sulla base degli scritti del tedesco Johann Joachim Winckelmann.

 

In breve tempo la fama di Canova si sparse in tutta Italia e Europa procurandogli commissioni da ecclesiastici, re e imperatori, principi e capi di Stato. Proprio all'apice della sua carriera, a partire dagli anni dieci dell'Ottocento fino alla morte, occorsa a Venezia nel 1822, Canova si dedicò alla produzione di busti di soggetto femminile da lui stesso indicati come "teste ideali".

 

Ispirate ai ritratti eseguiti negli anni precedenti per la famiglia Bonaparte, tali opere consentirono a Canova di proseguire e approfondire il tema del bello ideale, declinato di volta in volta secondo soggetti di carattere letterario, allegorico, mitologico. Le "teste ideali" riscossero un successo immediato presso i collezioni dell'epoca e risultarono particolarmente gradite ai britannici che ne furono omaggiati in ringraziamento dell'aiuto offerto nel recupero delle opere d'arte trafugate con le spoliazioni  napoleoniche.

 

A partire dalla Vestale, opera della collezione dell'Ottocento della Galleria d'Arte Moderna, la mostra "Canova. Teste ideali a Milano, propone un'esclusiva selezione di opere che permetterà di conoscere una fase affascinante e meno nota della produzione di Antonio Canova, ponendosi così a complemento della mostra "Canova e Thorvaldsen" alle Gallerie d'Italia di Milano.

 

  

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Dove: Milano, Palazzo Morando

 

Quando: novembre 2019 - febbraio 2020

 

Orari Mostra: Lunedì: chiuso; Martedì, mercoledì e venerdì: 10.00-19.00; giovedì: 10.00-22.30; sabato e domenica: 10.00-19.30

MOSTRA "MILANO ANNI '60" A MILANO

 

La mostra “Milano e gli anni ‘60” presso Palazzo Morando-Museo di Milano intende proseguire l’apprezzata tradizione di mostre dedicate alla storia del capoluogo lombardo; dopo l'esposizione "Milano. Storia di una rinascita" incentrata sugli anni della ricostruzione urbanistica e morale postbellica, quest’anno verrà trattato un periodo storico particolarmente significativo per la città di Milano: gli anni ’60.

 

Lasciata alle spalle la distruzione della guerra, negli anni ’60 Milano vive una scoppiettante stagione caratterizzata da un intenso sviluppo industriale oltre che urbanistico che la trasformeranno in una grande metropoli. La vita della città verrà infatti definitivamente trasformata con l’inaugurazione nel 1964 della Linea Rossa (M1) della metropolitana, e lo skyline urbano si modificherà con la costruzione di due grattacieli divenuti poi simboli della città: il cosiddetto Pirellone e la Torre Velasca (su progetto di Gio Ponti il primo, e dello Studio BBPR la seconda).

 

Il dinamismo edilizio rispecchia la vita esuberante cui si poteva partecipare nei locali in voga all’epoca, come il celeberrimo Santa Tecla che divenne punto di riferimento per la musica jazz ed il cabaret. Fu proprio al Santa Tecla che si esibirà ad esempio Giorgio Gaber, che negli anni ’60 scriverà canzoni che resteranno immortali, come Porta Romana (1963), seguita poi da altre canzoni milanesissime di cantanti come Adriano Celentano (Il ragazzo della Via Gluck, 1966), Enzo Jannaci (Faceva il palo, 1966) e Ornella Vanoni (Innamorati a Milano, 1965).

 

La città è ulteriormente elettrizzata dalla presenza di artisti come Lucio Fontana e Piero Manzoni, così come Dario Fo e Giorgio Strehler. Sono anni vivaci, che presto sfoceranno nelle contestazioni giovanili che porteranno alle occupazioni delle università milanesi, tra cui quella sorprendente della Cattolica nel novembre 1967. 

 

La spensieratezza del capoluogo lombardo e la corsa verso un benessere sempre maggiore verranno bruscamente interrotte il 12 dicembre 1969, quando una bomba esplose nella sede di Piazza Fontana della Banca Nazionale dell’Agricoltura, generando un clima di grave tensione che caratterizzerà gli anni a seguire.

 

La mostra “Milano e gli anni ’60” a Palazzo Morando a Milano è quindi l’occasione per viaggiare negli anni di un decennio luminoso e cupo insieme, muovendosi alla scoperta (o ri-scoperta) di un passato recente ed ancora attuale. 

 

  

Prenota la mostra "Milano anni '60" a Milano

  



 

Dove: Milano, Palazzo Reale

 

Quando: dicembre 2019 - febbraio 2020

 

Orari Mostra: Lunedì 14.30 - 19.30; Martedì, mercoledì, venerdì e domenica: 9.30 - 19.30; Giovedì e sabato: 9.30 - 22.30

MOSTRA FEDERICO FELLINI A MILANO

 

La mostra su Federico Fellini, allestita presso la sede espositiva di Palazzo Reale a Milano omaggia uno dei più importanti registi italiani di sempre, a cento anni dalla sua nascita.

 

Vincitore di numerosi premi come Oscar per Miglior Film Straniero, la Palma d’Oro al Festival di Cannes e il Leone d’Oro della Mostra del Cinema di Venezia, Federico Fellini ricevette innumerevoli tributi già in vita, essendo stato capace di cambiare il volto del cinema italiano, e non solo.

 

La mostra intende ripercorrere le tappe della carriera di questo grande regista, nato a Rimini nel 1920 e indirizzato a diventare giornalista, ma soprattutto sceneggiatore di grande successo. Ancora giovanissimo, firmerà insieme ad altri le sceneggiature di Roma città aperta (1945) e Paisà (1946) di Roberto Rossellini, e sarà proprio durante le riprese di quest’ultimo film che Fellini si avvierà a quella che, ancora senza saperlo, sarà la sua definitiva consacrazione: la regia cinematografica.

 

Dopo alcune prime esperienze, il suo esordio assoluto avverrà con Lo sceicco bianco (1952), cui seguirono gli anni prolifici e gloriosi de I Vitelloni (1953), La Strada (1954), La dolce vita (1960), 8 1/2 (1963) e Amarcord (1973). Fellini rimase operativo fino a poco prima della sua morte, sopraggiunta nel novembre del 1993, e solo pochi mesi prima - nel marzo del 1993 - ricevette l’Oscar alla carriera, il giusto coronamento per la carriera di un genio della pellicola come lui, che seppe attraversare epoche e tecniche diverse.

 

Furono moltissimi i progetti non realizzati e così come i talenti multiformi del regista non sempre noti al grande pubblico, ad esempio la vignettistica e i fumetti. Federico Fellini fu protagonista e testimone di un’epoca resa immortale anche grazie ai suoi film, che rivivrà proprio grazie alla mostra "Fellini Fellini" a Palazzo Reale a Milano che per l‘occasione offrirà la possibilità di ammirare non solo i suoi disegni e copioni originali, ma anche alcuni oggetti e costumi di scena.

 

  

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Dove: Milano, Palazzo Reale

 

Quando: dicembre 2019 - febbraio 2020

 

Orari Mostra: Lunedì: 14.30 -19.30; Martedì, mercoledì, venerdì e domenica: 9.30-19.30; Giovedì e sabato: 9.30-22.30

MOSTRA DI EMILIO VEDOVA A MILANO

 

In occasione del centenario della nascita dell’artista, la mostra di Emilio Vedova a Palazzo Reale a Milano ripercorre le tappe della carriera del grande artista che seppe scuotere l’ambito dell’arte contemporanea italiana.

 

Nato a Venezia da una famiglia di artigiani-operai, Emilio Vedova divenne il compimento del desiderio segreto della nonna che, come scrisse l’artista, “aveva sempre covato in cuor suo che uno dei suoi nipoti potesse un giorno diventare un pittore...”. Iniziò dapprima con una serie di schizzi e disegni di interni ed esterni di chiese e edifici veneziani che ancora sanno suscitare un grande fascino, cui seguì l’esperienza che segnerà l’espressività della sua più tarda produzione artistica, ossia il conflitto bellico e l’esperienza tra le file della Resistenza. 

 

Negli anni ’40 Vedova aderisce alla corrente d’avanguardia “Fronte Nuovo delle Arti", e si muove poi con determinazione verso l’astrattismo e la pittura gestuale, in sintonia con le sperimentazioni dell'action painting americana di Jackson Pollock. Inizia così ad esporre le proprie opere in contesti prestigiosi come la Biennale di Venezia e Documenta a Kassel, ricevendo numerosissimi premi internazionali. 

 

Sono decenni febbrili, pieni di intuizioni artistiche che porteranno Emilio Vedova a realizzare opere poi divenute iconiche, come ad esempio i Plurimi - quadri non più ancorati a una parete ma installati nello spazio, la cui superficie pittorica è costituita da agglomerati di elementi, le Lacerazioni – caratterizzate da una vigorosa gestualità, e i Plurimi/Binari – dove su rotaie scorrono pannelli lacerati.

 

La mostra di Emilio Vedova a Milano intende rendere omaggio a un gigante dell’arte contemporanea, offrendo ai visitatori la possibilità di attraversare le sperimentazioni artistiche del Novecento anche come occasione unica di riflessione sul presente.

 

  

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Dove: Milano, Palazzo Reale

 

Quando: 7 febbraio - 7 giugno 2020

 

Orari Mostra: Lunedì: 14.30–19.30; Martedì, mercoledì, venerdì e domenica: 9.30-19.30; 

Giovedì e sabato: 9.30-22.30

MOSTRA DI DE LA TOUR A MILANO

L'Europa della luce

 

I nomi di Georges de La Tour e di Caravaggio appaiono spesso vicini: in entrambi il principio della luce è utilizzato come elemento unificante della composizione, i soggetti scelti sono umili e i corpi imperfetti. Già ad un primo sguardo infatti le loro personalità sono affini. 

 

Georges de La Tour nacque nel 1593 a Vic-sur-Seille nella Lorena francofona. Non è certo se la sua formazione si svolse a Vic stessa, oppure nella bottega del maestro francese Jacques Bellange che lavorò a Nancy nei primi anni del Seicento. La Tour fu un osservatore raffinatissimo della natura e della vita quotidiana e, come testimoniano le opere giovanili, i suoi esordi sono da collocare a fianco dei protagonisti del naturalismo seicentesco. Determinante, per la sua educazione artistica, fu la scoperta della pittura caravaggesca che non si sa se avvenuta per un viaggio in Italia oppure se ammirando i lavori dei Caravaggisti olandesi di Utrecht.

 

Il pittore si distinse proprio per la sua grande capacità nel controllare le fonti di luce, per questa ragione è considerato uno dei più originali prosecutori della scuola caravaggesca.

Nelle opere a luce diurna, la resa attenta e precisa dei particolari rivela una componente naturalistica (Il baro, Museo del Louvre a Parigi). Nelle opere successive si avverte l’esigenza di una maggiore essenzialità e semplificazione di volumi messa in evidenza soprattutto nei notturni a lume di candela (Maddalena penitente, Museo del Louvre a Parigi) in cui le figure emergono dallo spazio in controluce. Nelle opere più tardive la sua indagine tende ormai alla geometrizzazione dello spazio e alla definizione di forme impeccabili verso una dimensione astratta e atemporale (San Sebastiano curato dalle pie donne, Staatliche Museen di Berlino).

 

La mostra di De La Tour a Palazzo Reale a Milano propone una serie di confronti e di riflessioni sulla pittura naturale e sulle sperimentazioni luministiche attraverso cinque sezioni incentrate su singoli soggetti iconografici e su temi come il viaggio dei pittori fra l’Italia e il Nord Europa.

 

  

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