Mostre a Milano


Milano offre il più ampio programma di mostre e appuntamenti culturali della penisola. In questa pagina puoi trovare una selezione sempre aggiornata delle migliori mostre di Milano che Milanoguida ha scelto per te, tra le quali spiccano quelle organizzate da Palazzo Reale. Trovi informazioni pratiche, una breve descrizione della mostra e le visite guidate disponibili, sempre condotte da storici dell'arte per garantirti la massima qualità nella scoperta delle mostre e dei grandi tesori del panorama culturale di Milano.

 

Per ulteriori informazioni puoi scriverci all'indirizzo info@milanoguida.com - 02 3598 1535

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Mostre in corso a Milano


 

Dove: Milano, Castello Sforzesco

 

Quando: dal 16 maggio al 19 aprile 2020

 

Orari Mostra: lunedì: chiuso; martedì-domenica: 9.00-17.30

MOSTRA "LEONARDO E LA SALA DELLE ASSE" A MILANO

 

Nell’ambito di "Milano e Leonardo", programma di iniziative volto a celebrare il quinto centenario della morte di Leonardo da Vinci (1519-2019) viene straordinariamente riaperta al pubblico la Sala delle Asse del Castello Sforzesco, la cui decorazione, con i suoi intrecci di rami, fronde, frutti e radici, rappresenta uno dei vertici della produzione pittorica del maestro toscano, assieme all'altro capolavoro da lui realizzato durante il primo soggiorno milanese, il Cenacolo nel refettorio di Santa Maria delle Grazie.

 

Grazie alla momentanea sospensione dei lavori di restauro dell'ambiente e della decorazione avviati nel 2006, la Sala delle Asse diventa il fulcro della mostra "Leonardo e la sala delle Asse tra Natura, Arte e Scienza" che prosegue nei vari spazi espositivi del Museo di Arte Antica del Castello Sforzesco. Nella Sala dei Ducali e nella Cappella Ducale una prestigiosa selezione di disegni originali di Leonardo è messa a confronto dal punto di vista tematico e stilistico con opere di altri artisti del Rinascimento, a ribadire la centralità dello studio della natura nella cultura figurativi di quegli anni, ben testimoniata dalla produzione di Albrecht Dürer.

 

Nella Sala delle Armi e nella Sala delle Colombine un suggestivo percorso multimediale restituisce al pubblico una mappatura dei luoghi di Leonardo a Milano e nel territorio, con un occhio di riguardo da un lato ai problemi architettonici, urbanistici, idraulici su cui concentrò i suoi studi elaborati nei fogli del Codice Atlantico, oggi a rotazione esposti alla Pinacoteca Ambrosiana, dall'altro ai monumenti in cui lasciò traccia del suo talento pittorico, da Santa Maria delle Grazie alla non più esistente chiesa di San Francesco Grande.

 

Ulteriori strumenti multimediali disposti nella Sala delle Asse permetteranno inoltre di apprezzare il progetto grafico e pittorico leonardesco, rivelando l'eccezionalità di quella decorazione che, realizzata attorno al 1498 per Lodovico il Moro, venne malauguratamente scialbata sotto la dominazione straniera fino alla riscoperta nel 1893 da parte da Luca Beltrami.

 

Arricchita da preziosi e suggestivi strumenti multimediali e da disegni originali di Leonardo, raramente visibili al pubblico, la mostra "Leonardo e la sala delle Asse tra Natura, Arte e Scienza" costituisce un'occasione unica per poter tornare ad ammirare uno dei più alti esiti della pittura di Leonardo, in grado di combinare al meglio, al pari del Cenacolo, il suo sperimentalismo tecnico e le sue ricerche nell'ambito della botanica, dell'ottica e della geologia. 

 

  

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Dove: Milano, Palazzo Reale

 

Quando: 25 settembre 2019 - 19 gennaio 2020

 

Orari Mostra: Lunedì 14.30 - 19.30; Martedì, mercoledì, venerdì e domenica: 9.30 - 19.30; Giovedì e sabato: 9.30 - 22.30

MOSTRA DI DE CHIRICO A MILANO

 

La mostra di De Chirico a Palazzo Reale a Milano ripercorre le tappe salienti della produzione del pittore in un percorso che procede per stanze tematiche, dai primi segni dell’alfabeto metafisico alla cosiddetta Neometafisica: il visitatore incontra l’opera di De Chirico scoprendo in successione il mistero e la ricchezza di riferimenti della sua produzione.

 

De Chirico maturò uno stile complesso e originale che giunse al successo negli anni Dieci del Novecento, tra il 1912 e il 1913 comparvero nelle sue opere i primi manichini che divennero il tratto distintivo della sua produzione e che oggi sono vere e proprie icone della pittura del XX secolo

 

Dopo la Prima guerra mondiale, alla quale partecipò in veste di volontario, l’attività di De Chirico si rinnovò spaziando tra numerosi soggetti pittorici e dedicandosi alla scultura di terracotta. 

La mostra intende proporre al grande pubblico le opere più significative realizzate da questo grande artista che coprono l’arco temporale che va dal primo soggiorno a Parigi (1912) e dall’incontro con le avanguardie (Picasso, Apollinaire) fino al viaggio a New York del 1938 e alla Biennale del 1940.

 

  

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Dove: Milano, Permanente

 

Quando: 4 ottobre 2019 - 2 febbraio 2020

 

Orari Mostra: Lunedì 14.30 - 19.30; Martedì-domenica: 9.30 - 19.30

MOSTRA DI RAFFAELLO A MILANO

 

La mostra di Raffaello a Milano, organizzata in occasione del cinquecentenario dalla morte del grande artista del Rinascimento è una mostra multimediale e immersiva che cala lo spettatore all'interno delle opere e dei luoghi del pittore urbinate.

 

Ospitata negli spazi della Permanente di Milano, la mostra di Raffaello a Milano fa parte di un ricco palinsesto italiano che celebra Raffaello a 500 anni dalla morte, insieme alla grande mostra di Raffaello a Roma alle Scuderie del Quirinale e le iniziative che ruotano attorno allo splendido Cartone di Raffaello alla Pinacoteca Ambrosiana di Milano e allo Sposalizio della Vergine conservato alla Pinacoteca di Brera.

 

Le opere di Raffaello, proiettate in 5 stanze e a 360° attorno al visitatore, permettono di immergersi nella vita e nei capolavori del pittore, cogliendone quella grandezza - nascosta anche nei dettagli più minuti - che lo resero celebre e che ne determinarono la fortuna, fino agli anni trascorsi a Roma e alla morte prematura, avvenuta a soli 37 anni.

 

La mostra di Raffaello a Milano è un'occasione per un'esperienza sensoriale di gusto rinascimentale, nonché un omaggio ad uno dei più grandi pittori mai esistiti.

  

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Dove: Milano, Mudec

 

Quando: dal 1 ottobre 2019 al 2 febbraio 2020

 

Orari Mostra:

Lunedì: 14.30–19.30; Martedì, mercoledì, venerdì e domenica: 9.30-19.30; Giovedì e sabato: 9.30-22.30

MOSTRA "IMPRESSIONI D'ORIENTE" A MILANO

 

La mostra "Impressioni d'Oriente. Monet, Van Gogh, Gauguin, gli Italiani e il Giappone" al Mudec di Milano analizza l'influenza che la cultura figurativa giapponese esercitò sugli artisti europei a partire dalla seconda metà dell'Ottocento, quando il Giappone pose fine al suo isolazionismo attraverso una serie di trattati che videro protagonisti dapprima gli Stati Uniti e a seguire Gran Bretagna, Russia e Francia. I nuovi accordi commerciali consentirono l'arrivo in Europa dei più disparati manufatti giapponesi, quali abiti, porcellane, ventagli e stampe, che grazie alle occasioni delle Esposizioni Universali destarono in immediato interesse presso artisti e collezionisti.

 

Tra i primi a subire quell'attrazione verso l'arte giapponese che nel 1873 il pittore Philippe Burty avrebbe definito Japonisme (Giapponismo) ci furono i principali esponenti della pittura francese di quegli anni, da Manet agli impressionisti Monet e Degas, dagli italiani De Nittis e Boldini ai postimpressionisti Toulouse-LautrecGauguin e Van Gogh.

 

Se in primo momento il Giapponismo prese le forme di un gusto per la citazione, in dipinti di interni che mostrano le opere orientali allora collezionate, progressivamente introdusse nell'arte europea principi cardine dell'arte orientale quale la campitura piatta dei colori, la ricercata asimmetria delle composizioni, la tendenza alla bidimensionalità, la fluttuazione delle figure nello spazio. Tali elementi, riscontrabili nelle splendide stampe giapponesi, in particolare nelle opere di Hokusai, Hiroshige e Utamaro, allontaneranno l'arte europea dalla tradizionale visione impostata sul principio della prospettiva rinascimentale in favore di un forte decorativismo che raggiungerà i suoi vertici nelle opere di arte applicata dell'Art Nouveau e nelle sinuose forme degli esponenti del Simbolismo, da Klimt a Segantini

 

In un percorso interdisciplinare che unisce studi di storia dell'arte, di storia della culura giapponese e storia del gusto, la mostra "Impressioni d'Oriente. Monet, Van Gogh, Gauguin, gli Italiani e il Giappone" al Mudec di Milano pone a confronto dipinti impressionisti e capolavori Ukiyo-e documentando una delle più fasi della pittura francese e uno dei più interessanti fenomeni di sincretismo culturale sviluppatosi in Europa.

 

 

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Dove: Milano, Museo del Novecento

 

Quando: 4 ottobre 2019 - 1 marzo 2020

 

Orari Mostra: Lunedì: 14.30 -19.30; Martedì, mercoledì, venerdì e domenica: 9.30-19.30; Giovedì e sabato: 9.30-22.30

MOSTRA DI DE PISIS A MILANO

 

Luigi Filippo Tibertelli nasce a Ferrara nel 1896, talento creativo e versatile, dimostra fin dalla fanciullezza un intelletto fuori dal comune e inclinazioni letterarie. Non frequenta scuole pubbliche o collegi, ma i suoi studi sono affidati ad alcuni precettori che ne curano l'educazione tra le mura domestiche. Così comincia, attorno al 1904, a disegnare sotto la guida del maestro Odoardo Domenichini.

 

Si iscrive quindi alla Facoltà di Lettere all'Università di Bologna e, fin dai primi scritti, insieme alla sorella maggiore Ernesta (anche lei brillante intellettuale) recupera, dall'avo Filippo Tibertelli de Pisis, la parte decaduta del cognome firmandosi "Filippo de Pisis".

 

Il suo lavoro è molto originale e non si può inserire all’interno di una corrente artistica precisa, De Pisis ha tratto ispirazione da più avanguardie, come il Cubismo e il Dadaismo, facendole proprie, per poi abbandonarle e diventare l’outsider che ancora oggi la critica gli riconosce di essere. Distante da stilemi e regole rigide, il suo segno sulla tela diventa unico, stenografico, a “zampa di mosca”, riconoscibile e inimitabile.

 

La mostra monografica dedicata al maestro al Museo del Novecento in collaborazione con l’Associazione per Filippo De Pisis, oltre a delineare le diverse fasi pittoriche dell’artista, descrive il percorso culturale e approfondisce le vicissitudini della vita di un uomo passionale, che amava la musica e la poesia, devoto agli amici, franco e diretto, ben distante dall’idea di semplice pittore decorativo come, a una prima lettura, può sembrare.

 

  

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Dove: Milano, Palazzo Reale

 

Quando: 17 ottobre 2019 - 1 marzo 2020

 

Orari Mostra: Lunedì: 14.30–19.30; Martedì, mercoledì, venerdì e domenica: 9.30-19.30; Giovedì e sabato: 9.30-22.30

MOSTRA "LA COLLEZIONE THANNHAUSER DEL GUGGENHEIM MUSEUM" A MILANO 

 

Dopo l'esposizione "Impressionisti e Avanguardie. Capolavori dal Philadelphia Museum of Art" Milano torna a presentare al grande pubblico una delle più prestigiose raccolte americane di arte moderna europea con la mostra "La collezione Thannhauser del Guggenheim Museum" a Palazzo Reale.

 

Figlio del mercante d'arte Heinrich Thannauser, fondatore nel 1909 della prima galleria di famiglia, la Moderne Galerie di Monaco, Justin K. Thannhauser (1892–1976) affiancò il padre fin da giovane, contribuendo ad allestire una ricca e articolata programmazione di mostre che comprendeva impressionisti e postimpressionisti, futuristi italiani e artisti tedeschi contemporanei. Attenta ai protagonisti delle avanguardie, la Moderne Galerie promosse in particolare l'opera di Vasily Kandinsky, che tenne la prima esposizione del gruppo Il Cavaliere Azzurro proprio alla galleria Thannauser di Monaco, e Pablo Picasso, con cui Justin Thannhauser  instaurò un rapporto di amicizia durato per tutta la vita.

 

Aperta una seconda galleria a Lucerna e una terza a Berlino, Justin K. Thannhauser si strafserì dapprima a Parigi e in seguito a New York. Qui, nel 1963 decise di donare al Guggenheim Museum una ricca selezione della propria collezione d'arte che si sarebbe ulteriormente arricchita con le successive donazioni (nel 1984 e 1991) di Hilde Thannhauser, la vedova di Justin.

 

Dopo aver fatto tappa al Guggenheim di Bilbao, la mostra "La collezione Thannhauser del Guggenheim di New York" giunge per la prima volta in Italia, a Palazzo Reale a Milano. Dipinti, sculture e opere grafiche di artisti impressionisti, postimpressionisti ed esponenti delle avanguardie storiche, tra cui  Edgar Degas, Édouard Manet, Claude Monet, Paul Cézanne, Pablo Picasso e Vincent van Gogh, documentano l'acuta sensibilità e la lungimiranza di Justin Thannhauser proponendo al visitatore un esaltante percorso nell'arte europea tra Otto e Novecento.

  

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Dove: Milano, Gallerie d'Italia

 

Quando: dal 25 ottobre 2019 al 15 marzo 2020

 

Orari Mostra: Lunedì: chiuso; martedì-domenica: 9.30-19.30; 

Giovedì: 9.30-22.30

MOSTRA "CANOVA E THORVALDSEN" A MILANO

 

La mostra "Canova e Thorvaldsen" alle Gallerie d'Italia di Piazza della Scala a Milano mette a confronto i due più importanti interpreti della scultura neoclassica evidenziandone tratti in comune e differenze. 

 

Giunto a Roma ventiduenne nel 1779 per completare la sua formazione artistica avviata a Venezia, Antonio Canova ebbe possibilità di studiare la statuaria antica e di frequentare la scuola di nudo dell'Accademia di Francia e dei Musei Capitoli. Nell'ambiente romano Canova approfondì le teorie del Neoclassicismo formulate dal tedesco Winckelmann, impostando la sua produzione scultorea verso il raggiungimento del bello ideale.

 

Autore di opere incentrate sul tema dell'azione e della lotta, come il gruppo di Ercole e Lica della Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma, Canova dovrà la sua fama soprattutto nelle opere di soggetto mitologico ispirate al principio della grazia, da intendersi come la capacità di tradurre nel marmo leggerezza e sensualità depurandole dai tratti più estremi della Natura. Gli esiti più alti della ricerca canoviana della grazia si ritrovano nelle numerose versioni di Amore e Psiche, nella figura di Ebe - di cui il gesso originale si conserva nella collezione dell'Ottocento della Gam di Miano - e nel celebre gruppo delle Tre Grazie.

 

Di tredici anni più giovane del maestro di Possagno, il danese Bertel Thorvaldsen giunge a Roma nel 1797. Da subito si distinse per opere ispirate alla statuaria antica come il Giasone, riferito al canone di Policleto delle proporzioni umane. Ammirato da intellettuali e collezionisti al pari di Canova, Thorvaldsen  si differenziò dallo scultore veneto per uno stile più rigoroso, di grande purezza formale, privo della dolce sensualità addomestica del suo collega italiano.

 

Con importati prestiti provenienti dal Museo Ermitage di San Pietroburgo, la mostra "Canova e Thorvaldsen" alle Gallerie d'Italia di Milano offre un'occasione imperdibile per vedere a confronto alcune delle più importanti opere dei due grandi maestri del Neoclassicismo e di sottolineare il loro lascito nei confronti delle generazioni successive di scultori. La loro arte, in particolare quella di Canova, lascerà traccia nelle tendenze del Purismo e del Romanticismo, dove echi delle opere di Canova si ritroveranno persino nella pittura di Francesco Hayez.

 

  

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Dove: Milano, Galleria d'Arte Moderna

 

Quando: dal 25 ottobre 2019 al 15 marzo 2020

 

Orari Mostra: Lunedì: chiuso; martedì-domenica: 9.00-17.30

MOSTRA "CANOVA. I VOLTI IDEALI" A MILANO

 

La mostra "Canova. I volti ideali" alla Galleria d'Arte Moderna di Milano propone un interessante approfondimento su un aspetto particolare della produzione del maestro di Possagno coincidente con gli ultimi anni della sua illustre carriera di scultore. 

 

Rimasto presto orfano del padre scalpellino, Antonio Canova crebbe e si formò con il nonno paterno Pasino, a sua volta scultore. Compiuto il proprio apprendistato a Venezia, nel 1779 si trasferì a Roma, dove poté visitare le più prestigiose collezioni di arte antica ed entrare in contatto con gli artisti che stavano dando allora vita all'arte neoclassica sulla base degli scritti del tedesco Johann Joachim Winckelmann.

 

In breve tempo la fama di Canova si sparse in tutta Italia e Europa procurandogli commissioni da ecclesiastici, re e imperatori, principi e capi di Stato. Proprio all'apice della sua carriera, a partire dagli anni dieci dell'Ottocento fino alla morte, occorsa a Venezia nel 1822, Canova si dedicò alla produzione di busti di soggetto femminile da lui stesso indicati come "teste ideali".

 

Ispirate ai ritratti eseguiti negli anni precedenti per la famiglia Bonaparte, tali opere consentirono a Canova di proseguire e approfondire il tema del bello ideale, declinato di volta in volta secondo soggetti di carattere letterario, allegorico, mitologico. Le "teste ideali" riscossero un successo immediato presso i collezioni dell'epoca e risultarono particolarmente gradite ai britannici che ne furono omaggiati in ringraziamento dell'aiuto offerto nel recupero delle opere d'arte trafugate con le spoliazioni  napoleoniche.

 

A partire dalla Vestale, opera della collezione dell'Ottocento della Galleria d'Arte Moderna, la mostra "Canova. I volti ideali a Milano, propone un'esclusiva selezione di opere che permetterà di conoscere una fase affascinante e meno nota della produzione di Antonio Canova, ponendosi così a complemento della mostra "Canova e Thorvaldsen" alle Gallerie d'Italia di Milano.

 

  

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Dove: Milano, Palazzo Morando

 

Quando: 7 novembre 2019 - 9 febbraio 2020

 

Orari Mostra: Lunedì: chiuso; martedì, mercoledì, venerdì, sabato e domenica: 10.00-20.00; giovedì: 10.00-22.30.

MOSTRA "MILANO ANNI '60" A MILANO

 

La mostra “Milano e gli anni ‘60” presso Palazzo Morando-Museo di Milano intende proseguire l’apprezzata tradizione di mostre dedicate alla storia del capoluogo lombardo; dopo l'esposizione "Milano. Storia di una rinascita" incentrata sugli anni della ricostruzione urbanistica e morale postbellica, quest’anno verrà trattato un periodo storico particolarmente significativo per la città di Milano: gli anni ’60.

 

Lasciata alle spalle la distruzione della guerra, negli anni ’60 Milano vive una scoppiettante stagione caratterizzata da un intenso sviluppo industriale oltre che urbanistico che la trasformeranno in una grande metropoli. La vita della città verrà infatti definitivamente trasformata con l’inaugurazione nel 1964 della Linea Rossa (M1) della metropolitana, e lo skyline urbano si modificherà con la costruzione di due grattacieli divenuti poi simboli della città: il cosiddetto Pirellone e la Torre Velasca (su progetto di Gio Ponti il primo, e dello Studio BBPR la seconda).

 

Il dinamismo edilizio rispecchia la vita esuberante cui si poteva partecipare nei locali in voga all’epoca, come il celeberrimo Santa Tecla che divenne punto di riferimento per la musica jazz ed il cabaret. Fu proprio al Santa Tecla che si esibirà ad esempio Giorgio Gaber, che negli anni ’60 scriverà canzoni che resteranno immortali, come Porta Romana (1963), seguita poi da altre canzoni milanesissime di cantanti come Adriano Celentano (Il ragazzo della Via Gluck, 1966), Enzo Jannaci (Faceva il palo, 1966) e Ornella Vanoni (Innamorati a Milano, 1965).

 

La città è ulteriormente elettrizzata dalla presenza di artisti come Lucio Fontana e Piero Manzoni, così come Dario Fo e Giorgio Strehler. Sono anni vivaci, che presto sfoceranno nelle contestazioni giovanili che porteranno alle occupazioni delle università milanesi, tra cui quella sorprendente della Cattolica nel novembre 1967. 

 

La spensieratezza del capoluogo lombardo e la corsa verso un benessere sempre maggiore verranno bruscamente interrotte il 12 dicembre 1969, quando una bomba esplose nella sede di Piazza Fontana della Banca Nazionale dell’Agricoltura, generando un clima di grave tensione che caratterizzerà gli anni a seguire.

 

La mostra “Milano e gli anni ’60” a Palazzo Morando a Milano è quindi l’occasione per viaggiare negli anni di un decennio luminoso e cupo insieme, muovendosi alla scoperta (o ri-scoperta) di un passato recente ed ancora attuale. 

 

  

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Dove: Milano, Fabbrica del Vapore

 

Quando: 8 novembre 2019 - 9 febbraio 2020

 

Orari Mostra: lunedì, mercoledì, venerdì, sabato e domenica dalle 10.00 alle 20.00; Giovedì dalle 10.00 alle 23.00

Martedì: aperto solo su prenotazione gruppi, scuole, attività didattiche e festivi

MOSTRA "L'ESERCITO DI TERRACOTTA" A MILANO

 

La mostra "L'esercito di terracotta e il primo imperatore della Cina" alla Fabbrica del Vapore a Milano propone al pubblico italiano la più completa esposizione mai dedicata allo straordinario complesso di statue del mausoleo del primo imperatore Qin a Xi'an, fortuitamente scoperto nel 1974 durante lo scavo di un pozzo. Un insieme di sculture composto da circa 8000 guerrieri, 18 carri di legno e 100 cavalli di terracotta, pensato per servire simbolicamente l'imperatore cinese nell'aldilà e perciò collocato nel luogo della sua sepoltura.

 

Attraverso oltre 300 riproduzioni contemporanee di statue, carri, armi, e altri oggetti rivenuti nella necropoli, tutte minuziosamente e dettagliatamente realizzate da artigiani cinesi residenti nella regione degli scavi, la mostra permetterà di compiere un viaggio nel tempo nella Cina di oltre 2000 anni fa per scoprirne la storia, al tempo dell'unificazione dei regni preesistenti sotto l'impero di Qin Shi Huangdi, e usi e costumi della vita quotidiana e militare.

 

Per coinvolgere il visitatore in un'esperienza immersiva, accanto ai pregevolissimi pezzi esposti sono state allestite videoproiezioni di grandi dimensioni e speciali zone interattive.

 

La mostra "L'esercito di terracotta e il primo imperatore della Cina" a Milano offre un'occasione imperdibile per compiere un viaggio nella storia e nella cultura dell'antico e glorioso impero cinese ammirando la più fedele riproduzione dell'Esercito di terracotta, uno dei capolavori assoluti dell'arte mondiale di tutti i tempi, dal 1987 inserito nel Patrimonio dell'umanità dell'Unesco.

 

 

  

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Dove: Novara, Castello Visconte Sforzesco

 

Quando: 23 novembre 2019 - 5 aprile 2020

 

Orari Mostra: Lunedì: chiuso; martedì-domenica: 10.00-19.00.

 

MOSTRA "DIVISIONISMO" A NOVARA

 

La mostra "Divisionismo. La rivoluzione della luce" al Castello visconteo di Novara presenta un'importante selezione di dipinti, alcuni dei quali raramente visibili al pubblico, che documentano una delle più importanti esperienze artistiche della pittura italiana

 

Un suggestivo percorso, che alterna sale di carattere tematico a sale monografiche, racconta la nascita di una tendenza artistica che a partire dalla fine dell'Ottocento mise a frutto le conoscenze scientifiche maturate nei decenni precedenti nel campo dell'ottica, giungendo ad effetti di luminosità fortemente innovativi.

 

All'interno dell'esperienza divisionista un ruolo primario fu ricoperto da Vittore Grubicy, gallerista d'arte già sostenitore dei pittori della Scapigliatura come Ranzoni e Cremona, e più tardi pittore a sua volta. Fu lui, in qualità di giornalista e critico d'arte a divulgare presso i pittori italiani le teorie di scienza ottica che poco prima avevano dato vita in Francia al Puntinismo. 

 

La mostra prende le mosse proprio dalla figura di Grubicy e degli artisti sostenuti dalla sua galleria, quali Longoni, Segantini, Morbelli e Pellizza da Volpedo per illustrare gli sviluppi dell'esperienza divisionista, la cui prima apparizione ufficiale avvenne alla Triennale di Brera del 1891. Sale monografiche sono dedicate ai principali esponenti del Divisionismo, Giovanni Segantini, Giuseppe Pellizza da Volpedo e Gaetano Previati. Degli ultimi due si possono ammirare grandi quadri abitualmente non visibili al pubblico quali, rispettivamente, Sul fienile e Maternità.

 

Le settanta opere esposte, provenienti da prestigiose collezioni pubbliche e private, illustrano i diversi indirizzi presi a livello stilistico e tematico dagli interpreti del Divisionismo, capaci di reinterpretare in maniera originale e personale le tendenze del Simbolismo europeo e di documentare le trasformazioni economiche e sociali dello Stato italiano dando visita al cosiddetto Realismo sociale

 

La mostra "Divisionismo. La rivoluzione della luce" a Novara racconta una pagina fondamentale dell'arte italiana, ponte tra la pittura dell'Ottocento e l'esperienza d'avanguardia di primo Novecento del Futurismo, i cui esponenti, Boccioni in primis, mossero i primi passi applicando proprio il principio della frammentazione del colore di origine divisionista.

 

Prenota la mostra "Divisionismo" a Novara

  



 

Dove: Milano, Palazzo Reale

 

Quando: 6 dicembre 2019 - 9 febbraio 2020

 

Orari Mostra: Lunedì: 14.30 -19.30; Martedì, mercoledì, venerdì e domenica: 9.30-19.30; Giovedì e sabato: 9.30-22.30

MOSTRA DI EMILIO VEDOVA A MILANO

 

In occasione del centenario della nascita dell’artista, la mostra di Emilio Vedova a Palazzo Reale a Milano ripercorre le tappe della carriera del grande artista che seppe scuotere l’ambito dell’arte contemporanea italiana.

 

Nato a Venezia da una famiglia di artigiani-operai, Emilio Vedova divenne il compimento del desiderio segreto della nonna che, come scrisse l’artista, “aveva sempre covato in cuor suo che uno dei suoi nipoti potesse un giorno diventare un pittore...”. Iniziò dapprima con una serie di schizzi e disegni di interni ed esterni di chiese e edifici veneziani che ancora sanno suscitare un grande fascino, cui seguì l’esperienza che segnerà l’espressività della sua più tarda produzione artistica, ossia il conflitto bellico e l’esperienza tra le file della Resistenza. 

 

Negli anni ’40 Vedova aderisce alla corrente d’avanguardia “Fronte Nuovo delle Arti", e si muove poi con determinazione verso l’astrattismo e la pittura gestuale, in sintonia con le sperimentazioni dell'action painting americana di Jackson Pollock. Inizia così ad esporre le proprie opere in contesti prestigiosi come la Biennale di Venezia e Documenta a Kassel, ricevendo numerosissimi premi internazionali. 

 

Sono decenni febbrili, pieni di intuizioni artistiche che porteranno Emilio Vedova a realizzare opere poi divenute iconiche, come ad esempio i Plurimi - quadri non più ancorati a una parete ma installati nello spazio, la cui superficie pittorica è costituita da agglomerati di elementi, le Lacerazioni – caratterizzate da una vigorosa gestualità, e i Plurimi/Binari – dove su rotaie scorrono pannelli lacerati.

 

La mostra di Emilio Vedova a Milano intende rendere omaggio a un gigante dell’arte contemporanea, offrendo ai visitatori la possibilità di attraversare le sperimentazioni artistiche del Novecento anche come occasione unica di riflessione sul presente.

 

  

Prenota la mostra di Emilio Vedova a Milano

  



Prossime mostre a Milano 2019 - 2020


 

Dove: Milano, Palazzo Reale

 

Quando: 7 febbraio - 7 giugno 2020

 

Orari Mostra: Lunedì: 14.30–19.30; Martedì, mercoledì, venerdì e domenica: 9.30-19.30; 

Giovedì e sabato: 9.30-22.30

MOSTRA DI DE LA TOUR A MILANO

L'Europa della luce

 

I nomi di Georges de La Tour e di Caravaggio appaiono spesso vicini: in entrambi il principio della luce è utilizzato come elemento unificante della composizione, i soggetti scelti sono umili e i corpi imperfetti. Già ad un primo sguardo infatti le loro personalità sono affini. 

 

Georges de La Tour nacque nel 1593 a Vic-sur-Seille nella Lorena francofona. Non è certo se la sua formazione si svolse a Vic stessa, oppure nella bottega del maestro francese Jacques Bellange che lavorò a Nancy nei primi anni del Seicento. La Tour fu un osservatore raffinatissimo della natura e della vita quotidiana e, come testimoniano le opere giovanili, i suoi esordi sono da collocare a fianco dei protagonisti del naturalismo seicentesco. Determinante, per la sua educazione artistica, fu la scoperta della pittura caravaggesca che non si sa se avvenuta per un viaggio in Italia oppure se ammirando i lavori dei Caravaggisti olandesi di Utrecht.

 

Il pittore si distinse proprio per la sua grande capacità nel controllare le fonti di luce, per questa ragione è considerato uno dei più originali prosecutori della scuola caravaggesca.

Nelle opere a luce diurna, la resa attenta e precisa dei particolari rivela una componente naturalistica (Il baro, Museo del Louvre a Parigi). Nelle opere successive si avverte l’esigenza di una maggiore essenzialità e semplificazione di volumi messa in evidenza soprattutto nei notturni a lume di candela (Maddalena penitente, Museo del Louvre a Parigi) in cui le figure emergono dallo spazio in controluce. Nelle opere più tardive la sua indagine tende ormai alla geometrizzazione dello spazio e alla definizione di forme impeccabili verso una dimensione astratta e atemporale (San Sebastiano curato dalle pie donne, Staatliche Museen di Berlino).

 

La mostra di De La Tour a Palazzo Reale a Milano propone una serie di confronti e di riflessioni sulla pittura naturale e sulle sperimentazioni luministiche attraverso cinque sezioni incentrate su singoli soggetti iconografici e su temi come il viaggio dei pittori fra l’Italia e il Nord Europa.

 

  

Prenota la mostra di de LA TOUR a Milano

  



 

Dove: Milano, Mudec

 

Quando: dal 4 marzo al 26 luglio 2020

 

Orari Mostra:

Lunedì: 14.30–19.30; Martedì, mercoledì, venerdì e domenica: 9.30-19.30; Giovedì e sabato: 9.30-22.30

MOSTRA "ROBOT" A MILANO

 

La mostra "Robot. Dagli antichi automi alla robotica contemporanea" presso il Mudec di Milano intende proporre una riflessione su come lo stupefacente e rapido sviluppo che la tecnologia ha maturato negli ultimi decenni nel campo della robotica abbia fortemente influenzato la vita umana nei più svariati ambiti. Dall'industria dove i robot hanno progressivamente sostituito il lavoro umano, all'ingegneria biomedica dove la robotica è riuscita a creare protesi sempre più evolute fino ad ambiti quali la guerra, l'ambiente o persino le nostre relazioni personali, la tecnologica è entrata sempre più in contatto con le nostre vite stabilendo la convivenza tra uomo e robot come un dato di fatto.

 

In una ricostruzione storica e avvincente del rapporto tra uomo e tecnologia, la mostra mette in evidenza il fascino che il suo doppio tecnologico ha sempre esercitato sull'uomo fin dai tempi antichi. I primi congegni meccanici dell'antica Grecia così come le macchine di Leonardo e i suoi studi anatomici ci rivelano come l'uomo sia sempre stato attratto dall'idea di creare un proprio clone artificiale; una suggestione che ispirerà numerosi autori nel campo della letteratura, dell'arte e del cinema.

 

La mostra "Robot. Dagli antichi automi alla robotica contemporanea" al Mudec di Milano intende illustrare i grandi passi compiuti dalla tecnologia, evidenziando come l'aspirazione a creare automi simili all'uomo e dalle abilità sempre più diversificate abbia condizionato la vita dell'uomo alimentando la sua fantasia e ponendo al contempo importanti questioni sociali, etiche, filosofiche e psicologiche

 

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Dove: Milano, Palazzo Reale

 

Quando: 18 settembre 2020 - 15 novembre 2020

 

Orari Mostra: Lunedì 14.30 - 19.30; Martedì, mercoledì, venerdì e domenica: 9.30 - 19.30; Giovedì e sabato: 9.30 - 22.30

MOSTRA FEDERICO FELLINI A MILANO

 

La mostra su Federico Fellini, allestita presso la sede espositiva di Palazzo Reale a Milano omaggia uno dei più importanti registi italiani di sempre, a cento anni dalla sua nascita.

 

Vincitore di numerosi premi come Oscar per Miglior Film Straniero, la Palma d’Oro al Festival di Cannes e il Leone d’Oro della Mostra del Cinema di Venezia, Federico Fellini ricevette innumerevoli tributi già in vita, essendo stato capace di cambiare il volto del cinema italiano, e non solo.

 

La mostra intende ripercorrere le tappe della carriera di questo grande regista, nato a Rimini nel 1920 e indirizzato a diventare giornalista, ma soprattutto sceneggiatore di grande successo. Ancora giovanissimo, firmerà insieme ad altri le sceneggiature di Roma città aperta (1945) e Paisà (1946) di Roberto Rossellini, e sarà proprio durante le riprese di quest’ultimo film che Fellini si avvierà a quella che, ancora senza saperlo, sarà la sua definitiva consacrazione: la regia cinematografica.

 

Dopo alcune prime esperienze, il suo esordio assoluto avverrà con Lo sceicco bianco (1952), cui seguirono gli anni prolifici e gloriosi de I Vitelloni (1953), La Strada (1954), La dolce vita (1960), 8 1/2 (1963) e Amarcord (1973). Fellini rimase operativo fino a poco prima della sua morte, sopraggiunta nel novembre del 1993, e solo pochi mesi prima - nel marzo del 1993 - ricevette l’Oscar alla carriera, il giusto coronamento per la carriera di un genio della pellicola come lui, che seppe attraversare epoche e tecniche diverse.

 

Furono moltissimi i progetti non realizzati e così come i talenti multiformi del regista non sempre noti al grande pubblico, ad esempio la vignettistica e i fumetti. Federico Fellini fu protagonista e testimone di un’epoca resa immortale anche grazie ai suoi film, che rivivrà proprio grazie alla mostra "Fellini Fellini" a Palazzo Reale a Milano che per l‘occasione offrirà la possibilità di ammirare non solo i suoi disegni e copioni originali, ma anche alcuni oggetti e costumi di scena.

 

  

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