Milano offre il più ampio programma di mostre e appuntamenti culturali della penisola. In questa pagina puoi trovare una selezione sempre aggiornata delle migliori mostre di Milano che Milanoguida ha scelto per te, tra le quali spiccano quelle organizzate da Palazzo Reale. Trovi informazioni pratiche, una breve descrizione della mostra e le visite guidate disponibili, sempre condotte da guide turistiche abilitate e laureate in storia dell'arte per garantirti la massima qualità nella scoperta delle mostre e dei grandi tesori del panorama culturale di Milano.
Milanoguida: le visite guidate alle migliori mostre di Milano
La mostra dedicata ai Macchiaioli a Palazzo Reale a Milano è una straordinaria occasione per esplorare uno dei movimenti più originali e dirompenti della storia dell'arte italiana.
Il movimento dei Macchiaioli, nato a Firenze nella seconda metà dell'Ottocento, ha rappresentano il punto di incontro tra tradizione e modernità, tra radici locali e visioni universali, tra semplicità e complessità: con la loro attenzione al dato reale, alle luci e alle ombre, agli effetti cromatici delle macchie di colore giustapposte e con la loro sensibilità per le tematiche sociali, i Macchiaioli hanno saputo restituire nei loro dipintiil volto di un'Italia in mutamento, con le sue bellezze e le sue problematiche, ma sempre nella sua verità più schietta e immediata.
Anticipatori per molti aspetti dell’arte dell'Impressionismo, i Macchiaioli hanno saputo rinnovare l'arte rappresentando il reale attraverso una combinazione sapiente di colori e luci: mentre il legame con la luce è forse l’elemento più distintivo della pittura dei Macchiaioli, le pennellate solide e materiche concorrono a conferire solidità alla struttura pittorica e, rappresentando l’interazione tra luce e materia, riescono a comporre opere che vibrano di energia e dinamismo visivo. I contrasti cromatici non sono mai casuali, ma studiati per rendere l’atmosfera del momento, il passaggio di una nuvola, il calore di un pomeriggio estivo o l’ombra fresca di un albero.
Contadini, lavoratori, madri e soldati diventano i protagonisti di una pittura che restituisce con straordinaria immediatezza le fatiche e le gioie della vita quotidiana, nella quale i soggetti sono colti in gesti semplici ma densi di significato, illuminati da una luce che esalta la loro presenza umana e il contesto che li circonda.
La mostra sui Macchiaioli a Palazzo Reale a Milano permette di riscoprire, attraverso una nutrita selezione di capolavori dei più grandi esponenti del movimento, l’unicità di un gruppo di artisti che, con la loro “rivoluzione della macchia”, hanno saputo restituire la poesia del reale, aprendo nuove strade nell’arte e nella percezione del mondo, in cui il colore e la luce raccontano storie di paesaggi, persone e momenti, trasportando i visitatori nel cuore pulsante dell’Italia dell’Ottocento.
La mostra "L'Italia dei primi italiani. Ritratto di una nazione appena nata", ospitata al Castello di Novara, racconta, attraverso una selezione di opere d'arte provenienti da importanti istituzioni museali italiane e collezioni private, l'Italia tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, mettendo in luce le diverse sfaccettature di una fase complessa di consolidamento politico e sociale.
Dall'unificazione del territorio nazionale, che porta con sé problematiche ancora oggi da analizzare, come il divario tra classi sociali nelle stesse città e le differenze di sviluppo tra Nord e Sud, alla presa di Roma che diventa la capitale e al progressivo rinnovamento della classe dirigente, l’Italia attraversa un periodo storico dominato dal cambiamento e dallo slancio verso la modernità.
La mostra si propone di offrire uno spaccato dell’epoca attraverso sette sezioni tematiche: il mondo contadino, le località costiere, la realtà urbana, il tempo libero, il rapporto tra le donne borghesi e l’arte, la prostituzione e la vita nelle metropoli. Questi percorsi ci guidano idealmente attraverso la penisola italiana, nel tempo e nello spazio, accompagnati dalle opere di grandi maestri come Giuseppe De Nittis e i Macchiaioli tra i quali Giovanni Fattori e Telemaco Signorini.
Non solo esposizione artistica, ma anche approfondimento storico: "L'Italia dei primi italiani. Ritratto di una nazione appena nata" è un percorso pensato per conoscere meglio la varietà e le peculiarità locali che caratterizzano il nostro Paese, valorizzando la forza evocativa delle opere realizzate da grandi pittori italiani.
La mostra sul Necolassicismo a Milano mette in luce una stagione culturale di profondo cambiamento, in cui arte e politica si intrecciano.
Dopo il successo dell’esposizione "Il Genio di Milano", le Gallerie d’Italia presentano un nuovo progetto che mette in risalto la produzione artistica di Milano e Roma, considerate centri nevralgici del Neoclassicismo in un periodo di intenso fermento culturale e politico.
Classicità ed equilibrio sono i cardini di un movimento che, nel segno di un ritorno all’ordine, esalta la ragione, celebra la semplicità e si pone come espressione di un rinnovamento profondo e consapevole. Roma, erede per eccellenza dell’arte classica e fonte inesauribile di modelli, e Milano, che proprio in quel periodo acquisisce una nuova solennità attraverso architetture monumentali e palazzi eleganti volti a riflettere la grandezza del Regno di Napoleone, entrano in dialogo.
I protagonisti della mostra sono Canova, Appiani, Bossi e altri artisti che hanno pienamente abbracciato i valori del Neoclassicismo, traducendoli in opere capaci di coniugare idealismo, rigore formale e ricerca di armonia. Altrettanto centrale è la figura di Napoleone, il cui progetto politico e culturale ha profondamente influenzato la produzione artistica dell’epoca e non solo.
La mostra "Metafisica/Metafisiche" a Palazzo Reale propone un affascinante approfondimento su uno dei movimenti più importanti del Novecento italiano illustrandone le influenze nel campo dell'arte, della moda, dell'architettura, del teatro, della musica e del cinema.
Nata dalla fantasia di Giorgio De Chirico che con le sue Piazze d'Italia e i suoi manichini crea un repertorio di immagini di carattere straniante che invitano ad andare oltre l'aspetto visibile delle cose, la Metafisica si nutre ben presto dei contributi di Carlo Carrà, Giorgio Morandi,. Filippo De Pisis e Alberto Savinio. Ciascun artista ne offrirà la propria personale interpretazione esportando la Metafisica oltre i confini dell'arte figurativa nei campi della letteratura, del teatro, del cinema, della moda e della televisione.
La forza della poetica della Metafisica è documentata dall'influenza esercitata sugli artisti europei e americani del tempo, in particolar sugli esponenti del Surrealismo, avanguardia che condivide con la Metafisica un senso di spaesamento e di destabilizzazione che si crea nell'osservatore. L'eredità della Metafisica non si arresta con il superamento della metà del Novecento, lasciando le proprie tracce nella Pop Art e trovando forme di rielaborazione nell'architettura, nel cinema, nel design, nella fotografia, nel teatro e nella moda.
Con oltre trecento opere provenienti da importanti musei e archivi e da prestigiose collezioni private, la mostra "Metafisica/Metafisiche" a Palazzo Reale affinaca le più significative opere del gruppo della Metafisica - De Chirico, Carrà, Morandi, De Pisis e Savinio - alle creazioni di quegli artisti che in varie epoche e in vario modo ne rimasero influenzati, da Casorati a Sironi, da Magritte a Dalí, da Ernst a Warhol, senza dimenticare fotografi come Jodice e Basilico, architetti come Ponti e Portoghesi, registi come Sorrentino e Burton.
La mostra di Robert Mapplethorpe a Palazzo Reale offre al pubblico l'occasione per ammirare l'opera di uno dei più originali e rivoluzionari interpreti della fotografia del Novecento.
Nato a New York nel 1946, Robert Mapplethorpe si afferma ben presto come protagonista della controcultura che si afferma negli Stati Uniti tra gli anni Sessanta e Ottanta svillupando la concezione dell'atto creativo come forma di gesto politico e di espressione di libertà e identità, soprattutto in ambito sessuale.
Seconda tappa di un progetto espositivo che ha già coinvolto le Stanze della Fotografia di Venezia e che approderà poi a Roma, la mostra milanese, dal significativo titolo "Le forme del desiderio", approfondisce la ricerca estetica di Mapplethorpe nell'ambito della fotografia di nudo, in cui corpi sensuali vengono ritratti in pose che ne esaltano la tensione fisica e la perfezione plastica in un richiamo formale alla statuaria greca.
La mostra di Robert Mapplethorpe "Le forme del desiderio" in programma a Palazzo Reale ci farà ammirare alcuni degli scatti più iconici e controversi di uno dei più grandi fotografi del Novecento.
La mostra "Kiefer. Alchimie", allestita presso la Sala delle cariatidi di Palazzo Reale, è un affascinante progetto site specific ideato dall'artista tedesco per la sede espositiva milanese finalizzato a far conoscere al grande pubblico figure femminili della storia spesso dimenticate.
Strutturato in trentotto monumentali teleri che dialogano con la potente bellezza delle cariatidini mutilate dai bombardamenti del 1943, il lavoro "Alchimiste" omaggia grandi figure di donne che hanno messo la loro intelligenza a servizio della medicina e della cosmesi grazie alla loro capacità di mescolare scienza e alchimia, magia e filosofia. Tra queste Caterina Sforza, figlia del duca Galeazzo Maria Sforza, condottiera, scienziata e autrice di un manoscritto contenente oltre 400 ricette per medicamenti e formule alchemiche. Accanto a lei altre donne - Isabella Cortese, Maria la Giudea, Marie Meudrac, Rebecca Vaughan, Mary Anne Atwood, Anne Marie Ziegler - le cui intelligenze furono denigrate, perseguitate e dimenticate.
Attento ai poteri creativi delle donne nella storia fin dai suoi esordi negli anni Settanta, Anselm Kiefer fa rivivere le alchimiste nelle sue tele dense di materia e dal forte valore simbolico dove le scarse notizie biografiche note offrono lo spunto per le visioni dell'artista. La manipolazione della natura attraverso pratiche in bilico tra scienza e magia trova il suo corrispettivo nella trasformazione della materia che avviene sotto le mani di Kiefer, artista da sempre attento ai temi della distruzione e rigenerazione.
La mostra "Alchimie di Anselm Kiefer" nello spazio della Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale è un generoso omaggio che l'artista tedesco ha voluto fare a Milano, nell'occasione dei Giochi Olimpici Invernali Milano-Cortina 2026, celebrando una figura come Caterina Sforza che testimonia come già dall'età rinascimentale la città si sia distinta per la sua vocazione alla ricerca scientifica e culturale.
Dopo il successo al Musèe d'Orsay di Parigi, la mostra di Paolo Troubetzkoy approda a Milano per presentare la produzione originale e vibrante del "principe scultore".
Allestito negli spazi della Galleria d’Arte Moderna, il percorso espone circa 80 opere, mettendo a confronto la scultura di Troubetzkoy con alcuni capolavori pittorici suoi
contemporanei, come quelli di Giovanni Boldini e Joaquin Sorolla.
Le origini aristocratiche di Troubetzkoy, scontrandosi con il suo animo ribelle alimentato dalla difficoltà a sottostare a regole rigide, soprattutto in campo artistico, genera capolavori unici e straordinariamente efficaci, in grado di catturare ritratti, sensazioni ed atmosfere.
La passione per i soggetti colti dal vero si combina con il fascino delle tante e diverse influenze letterarie, artistiche, musicali derivanti dal vivace ambiente culturale che si sviluppa nella dimora familiare: le opere in mostra ben raccontano questo intrico di incontri con persone e con stili, che condurranno Troubetzkoy a magistrali ritratti come quelli di Giovanni Segantini, di Tolstoj e di Giacomo Puccini.
Influenzato dallo stile della Scapigliatura, grazie agli incontri con pittori come Tranquillo Cremona e Daniele Ranzoni, Troubetzkoy realizza sia sculture di tipo celebrativo e commemorativo che opere più intime dedicate a temi familiari come la maternità e l'infanzia. Il suo stile, dal taglio impressionista, è caratterizzato da forme frastagliate e dall'incessante ricerca di un'espressività nei volti. Con il movimento artistico degli scapigliati condivide soprattutto l'anticonformismo e l'utilizzo della tecnica dello sfumato, che traspone in scultura ideando forme che si espandono nello spazio.
Da ricordare i numerosi busti dedicati a personaggi di spicco dell'epoca come Tolstoj, Gabriele D'Annunzio, Enrico Caruso tramite i quali cerca di immortalare la loro identità e personalità.
Frutto della cospicua collaborazione della Galleria d’Arte Moderna di Milano con il Museo d'Orsay, la mostra dedicata a Paolo Troubetzkoy è una grande occasione per scoprire il valore della produzione di un artista in grado di donare alla materia espressività e movimento, non accontentandosi della mera rappresentazione visiva dei soggetti.
La mostra "Il senso della neve" al Mudec di Milano intende offrire un approfondimento di ampio raggio su un tema che si pone in chiara relazione con la grande manifestazione sportiva delle Olimpiadi invernali Milano Cortina che si svolgeranno dal 6 al 22 febbraio 2026.
La neve è al centro di un'esposizione che parte da un approccio scientifico per approdare verso orizzonti di carattare culturale e artistico. Elemento naturale di straordinario fascino per la sua caratteristica struttura a cristalli, la neve ha sempre catturato l'attenzione degli artisti, dall'epoca degli affreschi medievali dedicati ai mesi - si pensi alla torre dell'Aquila del Castello di Trento - alla pittura dell'Ottocento, in cui pianure e vette imbiancate popolano le tele di Monet, le vedute urbane della tradizione lombarda e i quadri dei Divisionisti. Accanto alle opere degli artisti europei non vanno dimenticate le splendide stampe giapponesi dedicate al tema. In mostra sarà possibile ammirare un suggestivo confronto sulla rappresentazine della neve tra la tradizione occidentale e quella orientale.
Arricchisce l'esposizione un approfondimento di taglio antropologico che, grazie ai prestiti della rete MIPAM (Musei Italiani con Patrimonio dal Mondo), illustra il rapporto le culture dei popoli artici e della Terra del Fuoco intrattengono con la neve per il tramite di pratiche magico-religiose.
La mostra "Il senso della neve" al Mudec di Milano è un'esposizione multidisciplinare di grande fascino che mettendo in dialogo scienza, arte e antropologia ci propone uno sguardo inedito sul fenomeno naturale che da sempre affascina di più l'essere umano.
La mostra “Attraverso i miei occhi. Frida Kahlo” è un progetto espositivo che mette in luce l’icona messicana nella sua essenza di donna, artista e simbolo senza tempo.
L’esposizione si concentra su come, attraverso la fotografia, Frida Kahlo sia riuscita a imporre la propria immagine al mondo. Attenta e consapevole, ma anche capace di affidarsi allo sguardo dei grandi maestri che l’hanno immortalata, Frida utilizza questo potente strumento artistico e comunicativo per definire un’identità precisa: una rappresentazione che descrive la sua esteriorità ma che, soprattutto, cattura la sua intima essenza.
Il legame con la fotografia nasce già in tenera età, grazie al padre Guillermo, fotografo di professione, che la volle spesso come aiutante e modella nei suoi scatti. Cresciuta in un ambiente dove la fotografia era parte integrante della vita quotidiana, Frida sviluppò una profonda familiarità con questo linguaggio, che divenne per lei mezzo privilegiato di autorappresentazione. Persino nel 1925, durante la lunga convalescenza seguita al grave incidente che la costrinse a letto, trovò nella fotografia sollievo e stimolo creativo.
A partire dagli anni Trenta, segnati dai primi successi e dai viaggi internazionali, Frida intrecciò amicizie e collaborazioni con importanti fotografi, alcune delle quali sfociarono in relazioni amorose, come quella decennale con Nickolas Muray, autore di alcuni dei suoi ritratti più intensi e iconici.
Protagonisti della mostra saranno proprio questi ritratti, insieme a una sezione speciale dedicata alla Casa Azul, che include l’emozionante reportage realizzato nel 2005 da Graciela Iturbide all’interno del bagno di Frida.
Questo omaggio fotografico, invita a una riflessione profonda sul tema del sé: l’immagine come costruzione identitaria, lo sguardo come strumento di autorappresentazione e la fotografia come veicolo di memoria e mito.
La mostra "Dalì e la moda", ospitata da Palazzo Reale a Milano, è un'occasione per scoprire un lato inedito e curioso della produzione del padre del Surrealismo, che ha saputo sperimentare la sua grande creatività anche nel campo della moda.
L'artista catalano si avvicina alla pratica del disegno sin da bambino; grazie al suo grande talento viene indirizzato agli studi artistici e frequenta l'Accademia di Belle Arti di Madrid senza, tuttavia, mai portare a termine gli studi poiché dimostra il suo spirito ribelle nei confronti dei docenti e della pratica artistica. Libero di seguire il suo istinto, si lascia influenzare dalla poetica surrealista conosciuta nella città spagnola ed effettua il suo primo viaggio nella fervente Parigi, un soggiorno che darà il via ad una carriera di successo tutta in ascesa, sia come artista che come personaggio dell'alta società.
Il percorso espositivo esplora il rapporto tra Salvadorì Dalì e il mondo della moda, a partire da sui primi contatti con i grandi stilisti del momento fino all'ideazione di una linea di moda surrealista.
Dalì compie i primi passi nel campo della moda a partire dall'incontro con la stilista Coco Chanel, con la quale nel 1929 ideò l’etichetta per il suo iconico profumo "Chanel N°5". Successivamente conosce anche Elsa Schiaparelli con la quale entra in una forte sintonia e per la quale disegna l'abito da sera "aragosta", una creazione provocatoria, legata ad un tema molto caro all'artista, quello dell'inconscio. Da non dimenticare la collezione di costumi da bagno surrealisti dal nome “Nightmare Beachwear”, che l'artista presentò in una sfilata irriverente a bordo piscina organizzata nella città di Parigi.
La mostra di "Dalì e la moda" a Milano, grazie alla collaborazione con importanti musei internazionali, permette di far luce sull'approccio utilizzato dall'artista in un campo artistico a lui poco familiare, nel quale ha dimostrato di saper trasporre il suo linguaggio originale e la sua forte personalità.